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#BlogActionDay14 per superare le disuguaglianze (anche online)

Di certo quella della disuguaglianza è una questione che purtroppo riguarda l’intero pianeta. Dagli evidenti gap nella distribuzione della ricchezza, anche all’interno dei cosiddetti Paesi ricchi, all’evidente disparità a livello di istruzione, salute, giustizia, alimentazione, genere, disabilità e via di seguito, tuttora lampante in molte nazioni. Motivo per cui l’edizione 2014 del recente Blog Action Day si è centrata sul tema della inequality – usando hashtag quali #Blogaction14#Inequality,  #Oct16.

Lanciato nel 2007, il  Blog Action Day è l’ennesimo tentativo di allargare l’area della partecipazione online e, pur se ampiamente ignorato dal giro mainstream occidentale, ancora una volta si è rivelato strumento importante per plasmare un’internet sempre più radicata nel quotidiano vissuto locale di persone e luoghi “lontani”. Quest’anno vi hanno preso parte oltre 1.500 blogger da più di cento Paesi diversi, con interventi pluri-lingue e ricchi di immagini, video e riflessioni stimolanti.

Blog Action Day 14 (foto: Flickr user duncan, CC BY-NC 2.0)

Tra questi, Desigualdade: essa mora ao lado #Blogactionday di Amigos de Januária, richiama l’attenzione sui senzatetto che affollano anche le cittadine meno popolate del Brasile, mentre  Sanjib Chaudhary racconta storie di discriminazione nel suo villaggio natale in Nepal (The woes of inequality). E Maria Grabowski che fra l’altro collabora con Global Voces Online, offre un breve invito a considerare la questione nel contesto odierno dei diritti umani, ovvero sulle continue violazioni (Inequality: Made by Humans, Violating Human Rights), scrivendo fra l’altro:

È possibile superare le disuguaglianze? Certo! Non si tratta di cose naturali, sono create e mantenute dagli esseri umani, e quindi possiamo intervenire per eliminarle.

Oxfam India propone un utilissimo video sulla ricchezza globale, basato su dati e infografiche che chiariscono bene gli aspetti spesso trascurati dell’enorme dislivello mondiale. Né manca chi rimarca con passione le disuguaglianze di genere: «Sì, anche nel 2014. Perché, ammettiamolo, ciò fa ancora parte della cultura di ogni parte del mondo», scrive l’australiana Sanch. E l’aumento dei prezzi porta all’emergere di una povertà diffusa anche in Paesi come il Regno Unito, con annesse testimonianze dirette (anche in video).

Last but not least, le disuguaglianze campeggiano non poco anche nel digitale, a partire dalle evidenti discriminazioni di genere sul luogo di lavoro – come rivela fra l’altro la fresca notizia del congelamento degli ovuli pagato da Apple e Facebook: mossa che conferma, anche agli occhi dei più distratti, una concezione quantomeno antiquata in cui lavoro e gravidanza sono elementi incompatibili – e quindi la donna dovrebbe scegliere l’una o l’altra, diversamente da quanto accade per gli uomini (sorry, no, la biologia non c’entra nulla). Ciò in aggiunta a recenti dati da cui si ricava che nella forza-lavoro globale di Google ci sono appena il 30% di donne in generale e il 17% nel settore tecnologico, oltre che (rispettivamente) 2% e 1% per gli afro-americani, 3% e 2% per gli ispanici.

Pur se purtroppo simili gap non sono certo una novità in ambito industriale e senza voler qui disquisire della misoginia che regna nella Silicon Valley, il punto è che internet doveva essere per definizione lo strumento destinato a livellare in positivo le differenze e a creare pari opportunità per tutti. Purtroppo, dopo 25 anni di Web per le masse, sembra invece che la “rivoluzione” digitale inneschi – anzi, aggravi – disuguaglianze sociali tipiche del mondo reale. Ma siccome la Rete è stata costruita ed è gestita da esseri umani – proprio come scriveva sopra Maria Grabowski sulla questione più generale del rispetto dei diritti umani – cambiare le cose è possibile e necessario. Dipende da ciascuno di noi, dentro e fuori internet.

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