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WikiLeaks e l’odierno contesto cultural-politico (italiano)

Recentemente è uscito in Usa The WikiLeaks Files: The World According to US Empire, l’analisi più completa curata da qualificati esperti dell’ormai famoso Cablegate di fine 2010, con una introduzione dello stesso Assange sul dibattito internazionale riguardo a libertà d’informazione, sorveglianza e giustizia. Pur se a quasi cinque anni di stanza quei cablogrammi sembrano essere finiti nel tipico dimenticatoio del ciclo iper-rapido delle news e del quotidiano iper-tecnologico, o almeno così si vorrebbe che fosse, i saggi qui inclusi ribadiscono la centralità di quegli archivi per studiosi di politica estera, giornalisti, storici e nuove generazioni. Un vero e proprio tesoro per studiare la scena cultural-politica dei nostri giorni, insomma, incluse le spinte per indispensabili e continue rivelazioni dei whistleblower in ogni ambito.

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Peccato invece che in Italia simili tematiche sembrano non interessare più di tanto la gente, al di là di qualche segnalazione del giro progressista e della solita cerchia degli addetti ai lavori. È un po’ come se i “comuni cittadini”, ciascuno di noi qui e ora, non vogliano approfondire certe questioni (solo all’apparenza ostiche), e meno che mai testate (e media in generale) grandi e piccole ritengano inutile consigliare urbi et orbi un simile impegno civile. Chissà, forse certi problemi appartegono soltanto del mondo anglofono, “ossessionato” da libertà d’espressione, cyber-sorveglianza e controllo online diffusa? O magari i cittadini digitali nostrani godono di maggiori libertà e opportunità, e nessuno se n’è accorto? No, purtroppo, non sembra affatto questo il caso, come rivelano certi dettagli sulla privacy anche a latere dello sbarco di Snowden su Twitter pochi giorni fa oppure sulla più che necessaria approvazione del FOIA (Freedom Of Information Act) nostrano, su cui si lavora da tempo e che sembra (?) oramai vicina al traguardo, almeno secondo un articolo di Chefuturo.it:

Il 2015 sembra essere l’anno del FOIA italiano: dopo anni di campagne della società civile, il Parlamento – nell’ambito della legge di riforma della pubblica amministrazione – ha delegato il Governo ad adottare una riforma della disciplina dell’accesso che vada nel senso di garantire questo diritto “indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti”.

Senza dimenticare il recente scandalo delle intrusioni nel fornitore di “sicurezza” Hacking Team e, uscendo dai confini nazionali, alle tante questioni legate ai diritti civili digitali con le innegabili ricadute a tutto tondo. Insomma, è impossibile ignorare o sottovalutare la scena internazionale riguardo a libertà d’informazione, sorveglianza e giustizia con tutti i vari annessi, online e offline.

Julian Assange QUANDO GOOGLE HA INCONTRATO WIKILEAKS

Merita perciò un rilancio l’ottima recensione di Nanni Salio del libro di Julian Assange Quando Google ha incontrato Wikileaks (Stampa Alternativa, co-tradotto dal sottoscritto, primavera 2015). Pubblicato (non a caso) sul sito del Centro Studi Sereno Regis (Onlus torinese dedicata a temi e iniziative su pace, nonviolenza, partecipazione politica) il pezzo non manca di sottolineare, appunto, interessanti correlazioni di ampio respiro:

Libro inquietante, che rivela le strutture di potere che tentano di dominare il mondo mediante il tecnofascismo, creando l’impero della menzogna, l’antitesi della non-menzogna di cui parla Aldo Capitini a proposito della nonviolenza. […]
I whistelblower sono oggi i nuovi obiettori di coscienza di cui l’umanità ha bisogno per affrontare gli immani problemi che si presentano, dalla corsa al suicidio nucleare allo sterminio per fame alla totale distruzione ambientale provocata dall’innescarsi del cambiamento climatico globale.

E per concludere, ecco uno stralcio dell’introduzione di Stefania Maurizi allo stesso volume, utile per ampliare ulteriormente il contesto:

L’incontro intorno a cui ruota tutto il libro è un incontro di intelligenze ed esistenze agli antipodi tra loro. Come agli antipodi sono le due visioni del futuro di internet che ne escono: per Assange, «il potere liberatorio della rete risiede nella sua libertà e nel suo essere un mondo senza Stato». Per Schmidt, invece, «l’emancipazione di internet coincide con gli obiettivi della politica estera americana». Nel libro, il fondatore di WikiLeaks racconta come negli ultimi quindici anni Google sia cresciuto dentro internet come un parassita. È ormai dentro il nostro cellulare, nel nostro computer, è arrivato a invadere ogni aspetto della nostra quotidianità sia dal punto di vista commerciale che da quello personale, acquistando un potere reale sulle nostre vite, anche perché, spiega Assange, il business model di Google è assolutamente analogo a quello della Nsa: raccogliere più dati possibili su tutti.