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Commons più vivi che mai, anzi indispensabili

«L’idea originaria [degli orti globali] è stata ridotta con cattivo gusto, facendo intendere che non aveva appeal per attirare le persone: hanno scelto un’ipotesi diversa, hanno perso grande opportunità di fare cultura e di trasmetterla». È questo l’attacco che l’altro giorno Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, faceva all’Expo milanese, che rischia così di «ridursi solo in una fantasmagorica, straordinaria impresa estetica ma deve avere contenuti». Contenuti e idee che saranno invece al centro dell’evento che a inizio ottobre porterà a Milano centinaia di giovani contadini da tutto il mondo, «i veri creatori del cibo quotidiano» – il circuto di Terra Madre.

terramadre

Questa denuncia dei luccicanti vuoti a perdere dell’Expo appena partita (dove pure uno degli slogan recita “nutrire il pianeta, energia per la vita”) non è altro che il riflesso del gap oggi sempre più marcato tra molte società cosiddette avanzate e la tutela dell’interesse pubblico in tutte le sue forme. Ecco perché è cruciale sfruttare ogni opportunità per ribadire (e visualizzare) le tante facce del movimento transnazionale per la tutela e l’affermazione delle pratiche condivise e di ampia portata, proprio come quelle del network-fondazione di Terra Madre e fino alle battaglie in corso in tante regioni del mondo a protezione di acquiferi, foreste, opere creative, software libero, spazi pubblici, culture indigene e molto altro. In altri termini, il movimento dei commons è più vivo e attivo che mai – e non mancano certo i cittadini che fanno causa comune su questo fronte.

Oltre a seguire questi e analoghi percosri nostrani, per farsi un’idea delle attività in corso (pur se tutt’altro che easustiva) si può curiosare online, come fa questa panoramica sulle “21 tecnologie che decentralizzeranno il mondo” proposta da definisce Shareable. Dove spiccano la Open Garden Foundation, start-up basata a San Francisco che prevede un’app e altri sistemi collaborativi per creare reti wireless aperte così da consentire a tutti connessioni e migliori e più veloci. Nel campo delle crypto-valute, oltre al noto Bitcoin, si segnalano servizi come Lending Club, Zopa, e Prosper che organizzano operazioni di prestito direttamente tra la gente, senza doversi rivolgere alle tradizionali istituzioni finanziarie con esosi tassi d’interesse e altre limitazioni. Soltanto nel 2013, questi circuiti peer-to-peer hanno generato prestiti per un valore complessivo superiore ai 2.4 miliardi di dollari. E analoghe piattaforme offrono opzioni per pagare merci o servizi tra i diretti interessati e senza intermediari, tra cui Square Cash, VenMo e Dwolla.

Ovviamente non mancano situazioni ben oltre l’ambito high-tech, dalla partecipazione civica in crowdsourcing agli orti urbani decentralizzati a FarmHack, piattaforma open-source mirata a progettazione e costruzione di attrezzature e soluzioni per l’agricoltura sostenibile. E senza dimenticare il successo dell’istruzione partecipata tramite i Massive Online Open Courses (MOOC), le Open Educational Resources (OER) e i corsi online aperti avviati dalle maggiori università (in Usa soprattutto).

open garden

Importante notare che, di fianco alla varietà di esperienze sul campo, anche le testimonianze e le analisi teoriche continuano a rifiorire un po’ in tutte le lingue. Per l’italiano, è sufficiente segnalare il fresco libretto in cui Ugo Mattei (che non ha certo bisogno di presentazioni in quest’ambito) ci introduce al concetto e alla pratica del Benicomunismo: un’espressione «evocativa di una teoria che in nome dei beni comuni articola una critica radicale al modello neoliberale». Sulla stessa lunghezza d’onda è il libro del 2014 Think like a Commoner – in uscita a giugno presso Stampa Alternativa [disclaimer: tradotto dal sottoscritto] – di David Bollier, il quale si occupa dei commons fin dagli anni ’90, ed è co-fondatore di Public Knowledge e del Commons Strategy Group, oltre che autore e curatore di svariati volumi su queste tematiche.

Come sottolinea Mario Flavio Benini in una recente e ampia recensione italiana, l’agile volume offre un’ampia panoramica sul variegato movimento dei commons oggi attivo in tutto il mondo, tra nuove forme di produzione, amministrazioni pubbliche più aperte e responsabili, tecnologie e culture innovative, stili di vita sani e appaganti. Importanti anche le analisi a livello storico, politico e sociale sulle enclosure avviate nel XVII secolo in Inghilterra e replicate indefinitamente fino ai nostri giorni. E dove il punto qualificante rimane l’emergere di questo movimento pragmatico ma anche idealista, le cui svariate tribù iniziano a incontrarsi ed organizzarsi al meglio – portando più di qualcuno a immaginare un vero e proprio Rinascimento dei beni comuni.

Non resta perciò che informarsi al meglio e, perché no?, coinvolgersi nell’odierno scenario così sintetizzato da Bollier:

Di fronte alle colossali e inquietanti disfunzioni della governance neoliberale, questa crescente ondata di attivisti in India e Italia, Germania e Brasile, Stati Uniti, Regno Unito e molte altre parti del mondo va coordinandosi alacremente grazie alla cultura globale di internet, immaginando e costruendo spazi condivisi per il cambiamento. Non si tratta certo di un sogno ideologico né di una fantasia utopica, bensì dei primi mattoni di una rivoluzione sospinta da sognatori competenti e pragmatici, determinati a creare alternative possibili e funzionali per far fronte alle tante catastrofi imminenti.

LIbro Bollier