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I retroscena dell’ascesa dell’Isis e le contro-operazioni di Anonymous

Nella tarda serata italiana di ieri, domenica 8 febbraio, Arturo di Corinto (@arturodicorinto) è stato il primo ad accorgersi (e rilanciare al volo su repubblica.it) del cyber-attacco lanciato dal gruppo Anonymous ai danni dei siti e operatori web dell’Isis — la seconda fase della cosiddetta #OpIsis tesa a smascherare e colpire gli appartenenti alla galassia dell’integralismo islamico, notoriamente assai presente online.

Migliaia di account Twitter sospesi e cancellati. Centinaia di profili Facebook svelati. Decine e decine di indirizzi della propaganda jihadista elencati e pronti per essere attaccati. Decine e decine di indirizzi della propaganda jihadista elencati e pronti per essere attaccati.

Arturo informa poi di aver avuto scambi e chat “interessanti” con il gruppo Anonymous (con annesso resoconto), il quale in un’ulteriore lettera riporta i dati personali di un system administator tunisino legato pare all’Isis e altri dettagli dell’operazione globale, confermati anche in uno dei loro vari tweet:

Anonymous v. Isis

Applicando varie tecniche per penetrare le difese online dei jihadisti (dal social engineering al cracking), l’operazione «sembra il risultato di un lungo e laborioso processo di intelligence», mentre per la prima volta viene rivendicata da un insieme di persone d’ogni tipo, «unite nella sforzo di togliere il terreno sotto ai piedi degli agenti della propaganda jihadista».

E se si può essere o meno d’accordo con l’operazione di Anonymous, è d’altronde vero che sono fatti ormai quotidiani, proprio come gli attacchi dell’Isis a siti web di scuole e ospedali — ovvio corollario, purtroppo, alle atrocità che avvegono sul territorio, da Parigi a Kobane.

Un quadro senz’altro complesso, che richiede attenzione per afferrarne al meglio il contesto e farsi delle opinioni sensate su quanto sta accadendo in generale. Motivo per cui capita a fagiolo l’instant-book di Stampa Alternativa, a giorni in libreria: ISIS il ritorno del jihadismo, traduzione del fresco libro curato dal giornalista indipendente britannico Patrick Cockburn

Definito da Seymour Hersh «il miglior giornalista occidentale oggi attivo in Iraq», Cockburn ricostruisce, direttamente dal terreno dello scontro e senza peli sulla lingua, le ragioni di quella che va delinenandosi come la grande débâcle della politica estera Usa e occidentale, oltre a dettagliarne l’impatto su un Medio Oriente instabile e lacerato dalla guerra (area che Cockburn copre ormai da 40 anni).

Senz’altro utile anche l’intervista con quest’ultimo apparsa la settimana scorsa su L’Espresso, il quale ribadisce fra l’altro che «davanti ad attacchi come quello parigino contro Charlie Hebdo purtroppo c’è ben poco da fare… i servizi segreti non possono indovinare chi, nell’enorme massa d’insospettati, può tramutarsi in un assassino». Aggiungendo che spesso sono giornali e tv a fare il gioco dei fondamentalisti e che, per arrivare a possibili soluzioni di stabilità, l’occidente deve davvero «porre fine alle 11 guerre in corso nella regione».

L’intera questione rimane, insomma, bollente e inquetante, ed è cruciale informarsi in dettaglo e seguirne gli sviluppi in corso, incluse le contro-operazioni di Anonymous. Soprattutto in questo caso che, per una volta, abbiamo aaccesso a queste fonti originali e indipendenti già in italiano. Anche lontane dall’andazzo mainstream che, invece di provare a fornire chiavi di lettura per contesti complessi, continua troppo spesso a preferire un approccio riduzionista o semplicemente allarmista.

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PS: ultimi articoli/materiali da non perdere: fresco intervento di Patrick Cockburn sulla non-strategia UK rispetto all’Isis, una sua intervista per il Guardian, un podcast per la radio KSRW, una recensione del suo libro su Texas Book Lover e un’altra su Popmatters.com — mentre il volume esce ora anche in UK (Verso).