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Cultura libera, qui e ora (thanks Aaron!)

Aaron Swartz 2015

Non c‘è giustizia nel rispettare leggi ingiuste. È tempo di uscire allo scoperto e, nella grande tradizione della disobbedienza civile [Usa], dichiarare la nostra opposizione a questo furto privato della cultura pubblica. Dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che è non è più coperto dal diritto d‘autore e caricarlo sull‘Internet Archive. Dobbiamo acquisire banche dati inaccessibili e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle sulle reti di condivisione. Dobbiamo lottare per la Guerrilla Open Access. Se in tutto il mondo saremo in numero sufficiente, non solo manderemo un forte messaggio contro la privatizzazione della conoscenza, ma la renderemo un ricordo del passato.
Vuoi essere dei nostri?

Questa la conclusione del Guerrilla Open Access Manifesto, redatto nel luglio 2008 da Aaron Swartz, di cui l’11 gennaio 2015 ricorre il secondo anniversario della morte, a soli 26 anni.

Un’analisi e un incitamento più che mai necessario. Un invito a liberare la conoscenza dai lucchetti del copyright, dalle pastorie burocratiche, dai database solo per ricchi. Una spinta a far qualcosa, pur nel nostro piccolo, per la giustizia sociale. Un richiamo a rendere il pianeta davvero globale e partecipato a ogni livello.

Ce lo ricordano, fra l’altro, una serie di spezzoni inediti e non inclusi nella versione finale di “The Internet’s Own Boy: The story of Aaron Swartz”, con annessa intervista al regista Brian Knappenberger, grazie a Xeni Jardin su BoingBoing. Per chi l’avesse perso, il doc-film, uscito con discreto successo nelle sale Usa a fine giugno, è disponibile anche su YouTube con i sottotitoli (collaborativi) in svariate lingue, italiano incluso e viene proiettato anche in alcune città nostrane: dopo Bologna (2 dicembre 2014), è la volta di Torino (17 gennaio 2015) e, il giorno successivo, di Trento. E rientrava finanche nella short list dei 15 titoli nominati per l’Oscar 2015 nella categoria documentary feature, pur se poi escluso dai cinque titoli in concorso nella cerimonia finale del 22 febbraio.

Nel caso qualcuno l’avesse perso (o per saperne di più su Aaron e l’intera vicenda), va ricordato senz’altro l’ebook italiano gratuito (come epub, mobi, pdf), pubblicato collettivamente l’11 gennaio scorso, che raccoglie la traduzione di alcuni suoi post, riflessioni e interventi, oltre a diversi articoli e scritti di amici e attivisti, materiali su open access/free culture e un’ampia sezione di link e risorse di approfondimento. Anzi, il testo è ora disponibile su GitHub per chiunque volesse dare una mano a sistemare refusi, formattazione e quant’altro (della serie: miglioriamolo tuttinsieme!)

Ebook Aaron Swartz

Non è insomma una caso che quando ancor’oggi si parla (e si lavora) a sostegno della cultura libera e condivisa, online e offline, sorge il riferimento obbligato all’impegno continuo del programmatore/attivista Usa e alla traccia indebile che ha lasciato nella storia e nel cuore della stessa internet, come rivelano fra l’altro i copiosi rilanci su Twitter di questi giorni.

Tra i quali emerge la notizia che l’amministrazione Obama, a due anni dal suicidio di Aaron, liquida con tipiche scuse formali la richiesta di dimissioni del procuratore generale Steve Heymann, a capo delle indagini sul caso di Aaron, avanzate da una petizione pubblica lanciata nel 2013 e firmata da quasi 29.000 cittadini. Non che ci fosse d’aspettarsi una posizione diversa. Come anche sullo stallo indefinito della cosidetta “Aaron’s Law”, progetto di legge introdotto da due senatori Usa nel giugno 2013 per la riforma di quel Computer Fraud and Abuse Act in base al quale Aaron rischiava fino a 35 anni di galera, per azioni che in sostanza si limitavano alla disobbedienza civile.

Infine, sul fronte dell’attivismo Usa, l’11 gennaio parte la seconda Rebellion Walk in New Hampshire, guidata da Lawrence Lessig e ispirata da Aaron, per chiedere la fine della cultura della corruzione che vige nel Palazzo a Washington. Mentre arriva notizia delle intrusioni al diversi sotto-domini del sito del MIT, reo di non aver alzato un dito per difendere Aaron da quelle pesantissime accuse penali. Prosegue intanto online il flusso di nuovi contributi in svariate lingue e di vario tipo.
Grazie di cuore, Aaron!