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Come dar senso alla cacofonia online? (Sull’Ebola ma non solo)

Per sentirsi sempre più partecipi del fluire globale, al giorno d’oggi è pressoché d’obbligo esplorare il magma dei social media, oltre che seguire il mainstream.Non che ciò sia sufficiente a farci star meglio, anzi spesso inocula il virus silenzioso dello “slacktivism” o, peggio, finisce per renderci indifferenti ai drammi (e anche alle “good news“) che di fatto accadono lontano da noi. E se certamente con un po’ di pratica (e più di un pizzico di serendipità) possiamo districarci nel fiume di messaggi e post online, non sempre quest’ultimo si fa digeribile.

Proviamo a offrire degli esempi relative alle ultime ore, forse poco battuti ma significativi. Intanto, la prevista vittoria elettorale, in Bolivia, del Presidente Evo Morales (e del suo partito Movimiento al Socialismo). La proiezione del 60% di preferenze lo conferma al potere fino al 2020: essendo già in carica dal 2006, complessivamente faranno la bellezza di 14 anni, avendo fra l’altro modificato la Costituzione per candidarsi tre volte, anziché due come previsto. Ebbene, di fianco ai due hashtag più usati su Twitter – #EleccionesBo e #BoliviaElige – man mano ne sono sbucati fuori una ventina diversi tra loro (vedi sotto), creando non poca confusione online, come segnala l’attivista-giornalista Tonny Lopez – il quale suggeriva perciò di convogliare tutto sul primo hashtag, con esiti poco soddisfacenti.
Hashtag Elezioni Bolivia

Altro tema scottante, e su cui il mainstream (soprattutto qui in USA) crea perfino più confusione dei social media, è purtroppo il virus dell’Ebola. Una veloce ricerca su Google News riporta per esempio ben 31.400.000 risultati, ed è davvero difficile separare le fonti scientifiche e attendibili dalla tanta approssimazione in giro. Motivo per cui Lara Setrakian ha appena lanciato Ebola Deeply, pur sperando di chiuderlo entro sei mesi perché l’epidemia sarà stata debellata. Il progetto riprende il suo precedente sito d’informazione su un unico tema, Syria Deeply, che ebbe un buon successo e che, importante, va imponendosi come format giornalistico assai utile nella cacofonia odierna.
«Con l’Ebola si esagera e in fondo è poco o mal compreso. Esistono minacce serie che non vediamo. Dobbiamo integrare più nozioni scientifiche e voci di esperti sul campo nelle notizie», spiega la ex reporter di ABC News e Bloomberg. Aggiungendo qualcosa che riguarda un po’ tutti noi e che dovrebbe farci riflettere: «Circola una tale disinformazione e incomprensione dell’Africa. E basta dare un’occhiata a Facebook: se il vostro feed è come il mio, c’è un intasamento di fonti inaffidabili e tese a fomentare terrore».

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Ovvero: l’ecosistema dell’informazione è bello perché vario, ma tocca certamente a ciascuno di noi dargli un senso compiuto . Per districarci al meglio in tale magma, sommando il flusso dei social e del mainstream, l’unica è (ben più che ricorrere a filtri automatici) applicare sano olio di gomito e occhio vigile, seguendo magari qualche account giusto e con verifiche incrociate. Vero?

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